4 aprile 2018. Una data che qualcuno ricorderà!

Sono le 18.04 di mercoledì 04 aprile e comincia uno degli interventi invernali tra i più complessi e pericolosi (il possibile distacco di ulteriori valanghe era tutt’altro che da escludere) degli ultimi anni. Un intervento che ha visto la partecipazione di tre volontari della Protezione Civile di Ferrara di Monte Baldo (a cui vanno i nostri ringraziamenti per la competenza e il supporto offertoci), dell’equipaggio dell’elicottero del SUEM-118 di Verona, di 8 volontari della nostra Stazione, di una squadra di Vigili del Fuoco di Bardolino e dell’equipaggio dell’ambulanza giunta a Novezza.

Alessandro, nostro volontario, ci racconta come sono andate le cose.

“Ieri sera l’ennesima chiamata di questa stagione invernale.
Stavolta un mancato rientro di un alpinista che si è mosso già dalla mattina sul Baldo, solo; purtroppo.
Della situazione “precaria” del manto nevoso si era già parlato in vari comunicati nei giorni precedenti; uno lo avevamo condiviso anche noi appena prima delle 2 belle giornate pasquali, in maniera da richiamare alla prudenza in questi che volevamo fossero giorni di festa, per tutti.
Perciò ieri sera, lo ammetto, ho brontolato tra me e me mentre mi preparavo per partire: un uomo, da solo, con tali condizioni della neve e con la situazione meteo non di certo positiva si era spinto su percorsi quantomeno sconsigliabili. Il tempo, poi, al momento della chiamata era in netto peggioramento, questione che avrebbe complicato le già poco sicure ricerche del disperso.
Comunque la testa va controllata, anche da noi soccoritori, così da essere sempre lucidi nel momento delle decisioni. Raccolgo il mio materiale in 2 zaini diversi per essere eventualmente più veloce con gli sci o più pronto a mettermi materiale di squadra a spalle a seconda delle esigenze. Raggiungo Cristiano a Caprino e saliamo veloci verso Novezza. Lì ci raggiunge subito Maurizio e ci sono già l’equipe sanitaria e alcuni ragazzi della Protezione Civile di Ferrara di Monte Baldo che si prodigano da subito per darci una mano con il trasporto a monte di uomini e materiale.
Un qualcosa che non so descrivere con altra parola che non sia “miracolo”, ha già permesso a questi ragazzi di entrare in contatto, prima vocale, poi diretto, con il travolto. Sì, stavolta, non si tratta di una “semplice” ricerca o un recupero di un infortunato in montagna. Una valanga si è mossa, già la mattina, lungo il canale che scende diretto da Cima Valdritta fin sulla strada “Graziani” e lungo il suo percorso ha travolto l’alpinista che ora andiamo a recuperare.
Mentre comincia a piovere, anche abbastanza forte.
L’hanno trovato poco fa, quasi totalmente sepolto, ma ancora cosciente; dolorante ad una gamba e al torace, probabilmente a causa della caduta e del trascinamento verso valle.
Ovviamente assai provato dopo le molte ore a contatto con la neve e per la continua perdita di calore. 
Qui, onestamente, mi sento di tirare in ballo per la seconda volta quantomeno il concetto di “miracolo”.
RImanere travolto da una massa di neve pesante, ben incanalata lungo il percorso che la porta a valle, poter rimanere cosciente e sopportare la morsa del freddo, non è sicuramente da tutti…ma anche i più dototati hanno bisogno di una gran Fortuna per venire trovati ancora in tempo.
Ora occorre sbirgarsi. Montare la barella, assicurarla alla sosta fatta nelle neve, procedere all’imbarellamento e portare l’infortunato il prima possibile all’ambulanza. Nel frattempo arrivano altri colleghi in supporto. Il medico si prende cura del paziente; noi in pochi minuti siamo pronti a calarlo, sostenendo la barella a braccia per muoverla tra i blocchi di neve, assicurata alla corda di calata per poter gestire la pendenza. Tutto sempre senza nemmeno voler lasciarsi sfiorare dal pensiero che una seconda scarica decida di staccarsi in quel momento, sopra le nostre teste. Un gran lavoro di braccia ci consente di superare un ampio salto creato nel corso dell’inverno dalla varie valanghe che hanno percorso quel canale e dopo questo sforzo, finalmente siamo sulla Graziani. Più di un kilometro di strada innevata ci separa dall’ambulanza. Fortunatamente la consistenza della neve ci consente di scendere abbasta agevolmente e con rapidità.
Il medico e i soccorritori continuano a chiamare per nome l’infortunato, a tenerlo sveglio, a verificarne le condizioni. Lui risponde sempre. La strada non finisce più. Mi muovo tirando la barella insieme ai miei compagni e spesso finiamo con la neve accumulata a bordo strada che ci arriva alle ginocchia. Il buio, la pioggia, la stanchezza fanno il resto.
Finalmente i lampeggianti blu. Arriviamo all’ambulanza e possiamo solo sperare che da lì in poi tutto sia più semplice per chi siamo andati a prendere.

Ieri sera l’ennesima chiamata di questa stagione invernale…ed anche questa volta ho deciso di descrivere cosa è successo per farvi partecipi di un nostro intervento di soccorso, così che sempre meno gente abbia bisogno di noi.”

Foto © Alessandro Tenca – Alan de Simone – CNSAS Stazione di Verona

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